Silvia Ghisio

Fare il freelance non è fare un vero lavoro

Fare il freelance non è fare un vero lavoro

Fare il freelance non è fare un vero lavoro



"Il lavoro del consulente freelance non è un vero lavoro" - l’ho sentito dire proprio di recente e mi è venuto in mente di quando ho condiviso il mio diario della quarantena e chiedevo che differenza ci fosse, a parere dei lettori, fra la quarantena di un manager, di un imprenditore e di un freelance

A mio parere il lavoro è un concetto che va rispettato se abbinato a dignità, competenza e onestà, in generale. 

Poi in pandemia non ho trovato nessuna differenza:

anzi abbiamo scoperto che siamo tutti prima di tutto persone e poi professionisti.

Sei d’accordo anche tu? 


Ecco a mio parere è il più grosso BIAS [errore] che va subito scardinato, soprattutto se oggi hai un lavoro subordinato [il fatto di pensare che il lavoro del freelance non sia un vero lavoro]

Se invece sei un consulente sai già che

il “posto di lavoro" e la tua professionalità sono due cose diverse.


Ti torna?

A ventitré anni ho detto che 

la professionalità [non la persona] è il o prodotto da vendere sul mercato 

perchè avevo capito che il concetto di “

spendibilità sul mercato del lavoro”


o di emloyability - come ci piace chiamarla oggi - è qualcosa che dipende da diversi fattori: 

  • un pò interni: motivazione, tenuta, performance e capacità di execution
  • un pò esterni: capacità di identificare tendenze e bisogni del mercato, anticipare e intercettare potenziali clienti.