Silvia Ghisio

A volte non conta vincere ma iniziare un viaggio - la storia di Alysia è anche un pò la nostra?

A volte non conta vincere ma iniziare un viaggio - la storia di Alysia è anche un pò la nostra?

A volte non conta vincere ma iniziare un viaggio - la storia di Alysia è anche un pò la nostra?



Alysia è una mezzofondista americana e questa mattina una sua foto mi è comparsa nel feed mentre distrattamente scorrevo il dito sul mio telefono. 


Sono andata a cercare notizie. 

Nella foto è ritratta sorridente, in pista, in gara con il pancino evidentemente in crescita. 

Si trattava del Trials di Sacramento, le gare che servono per stabilire quali atleti rappresenteranno gli Usa nelle competizioni internazionali, ed era il 2017.
L’atleta di New York è al quinto mese di gravidanza e si è classificata al 30esimo posto nel primo turno degli 800 metri femminili. 

[leggi tutto l’articolo qui su Vanity fair… ]

Sottotitolo: A volte non conta vincere ma cominciare un viaggio!

[breve digressione personale]

Quando ho avuto la certezza che sarei diventata mamma [la notizia più potente di sempre] lo comunicai con gioia ed emozione al mio capo di allora e vuoi sapere come andò?

Fui  immediatamente esonerata da un progetto che sarebbe partito la settimana successiva e ci volle un pò - anni - prima di riparlarsi. [se sei freelance è tutto più semplice e veloce..]
Sai.. il ROI..

Passai poi la mia prima e unica gravidanza in trasferta presso un’azienda a molti chilometri di distanza da casa [per fortuna non lavoravo con unico committente: mi è sempre stato chiaro non fosse una buona idea…] per un grande progetto di una prestigiosa organizzazione milanese. 

Anche in questo caso - per motivi diversi - la mia collaborazione terminò. 

Due su due.

“a volte non conta vincere ma iniziare un viaggio…” mi risuona anche oggi - e aggiungo … e vedere sin dove si può arrivare! Forse potrà piacere anche te vederla scritta?

Pensa che già nel 2014 Alysia Montano aveva corso con il pancione, sempre sulla pista di Sacramento agli USA Outdoor Track and Field Championships, aveva corso all’ottavo mese!!!

Perché lo ha fatto?

proprio in occasione della sua prima gravidanza, il suo contratto di sponsorizzazione saltò e anche a quanto pare le coperture assicurative perché evidentemente anche se sei una sportiva lo “stato interessante” può risultare un problema.  
[leggi la notizia qui -  uscita solo nel maggio 2019-  ovvero anni dopo l’accaduto..]


Perché penso sia importante ricordarlo?

ognuno ha una propria storia e un proprio motivo di soddisfazione e da qui in poi sarà ancora più importante ricordarsi ogni giorno di non fare paragoni. 

Questa cosa l’ho detta molte volte ai “miei” ragazzi [in aula in presenza o a distanza], magari altri docenti avranno detto loro cose diverse e avranno stimolato in loro lo spirito di competizione.
La competizione fra vita personale e lavoro è una questione dolorosa e spinosa e ho ascoltato poche storie avvincenti a questo proposito.

Un paradosso, non credi? 

Scopro sul blog 27esimaora del corriere della sera, che Alysa non è l’unica atleta ad aver dovuto prendere decisioni solo apparentemente contro natura, come quella di gareggiare con il proprio bimbo in grembo.

[almeno dal mio punto di vista. Ho fatto un trasloco, sono andata a piedi da Cervinia al lago Goillet a duemilacinquecento metri ed oltre, ho viaggiato tutte le settimane in aereo trasferta a mille chilometri da casa-- è invece forse è come averlo fatto?]


Perché condivido? 

Credo questa storia meriti di essere conosciuta. A me ha ricordato quella sensazione netta di disagio ed inadeguatezza per il fatto di aver “tradito” il mio impegno con l’organizzazione per dare alla luce la mia prima e unica figlia.

Rifarei ogni scelta e assicuro non si trattò di tradire la fiducia dei miei committenti. E' stato così anche per te? Come ti sei creata il piano B?

Nel mio caso ho dovuto contare  sulla capacità di trovarmi nuovi clienti e ho seguito la via della consulenza - fino al quinto anno di vita di mia figlia. Sono entrata in azienda in concomitanza al suo ingresso alla scuola primaria e ho contato sull'aiuto prezioso dei nonni e del papà. 

La cosa bizzarra di questo momento è che ho il nido vuoto, molto da dare e quasi 48 anni. 
Tardi per gareggiare in pista ... grata per quello che ho. 

Si può fare meglio? di certo. Auguro alle future generazioni di riuscire a trovare una "quadra" diversa perché la vita non sia in competizione con il valore che una donna [o di un uomo] può comunque esprimere anche dal punto di vista professionale. 

Non credo che la maternità sia un master, bensì una delle tappe importanti della vita e come tale debba essere contemplata senza paura, da entrambe le parti. Oggi a maggior ragione esprimo solidarietà nei confronti di amiche e colleghe. So che cosa significhi essere connessi con i to do progettuali e le routine di chi in quel momento ha bisogno di te per le esigenze primarie.

Siamo gli esseri che nascono indistinti dalla capacità di empatia di chi ci accudisce. Poi diventiamo i più resilienti, è la nostra natura.

Bisogna ricordare che le regole di ingaggio, ci piacciano o meno, esistono in ogni ambiente di lavoro e per ogni casistica, e anche i valori aziendali e la cultura. Abbiamo in questo momento la possibilità di cambiare queste regole. Auguro a tutti i decisori la possibilità di lasciare un segno importante in questa nostra fase così difficile ma in cui - tutti insieme - abbiamo la possibilità di sentire quanto la vita sia preziosa, allo stesso momento.

Sono sicura che ci siano aziende felici di accogliere notizie come questa e che hanno messo in atto diverse iniziative a supporto della genitorialità.

Hai casi positivi da citare? 

Mi sento un pò sorella di questa donna che col suo volto sorridente trovato in rete mi ha trasmesso grinta e forza. 

Quell’immagine di Alysia che corre fiera con la sua pancia bellissima spero possa essere anche per te come icona della soddisfazione che può scaturire da quello che è NEL TUO POTERE: decidere che cosa fartene  [di quello che decidono gli altri e che tu non puoi influenzare].

Sono grata alle circostanze della vita che mi hanno messo alla prova, anche quando è stato difficile trovare motivi per sorridere. 

La vita è una sola. 


Lo racconto in pillole a mia figlia, oggi ventenne ed emigrata all’estero. 
Il viaggio continua…


Ci vediamo qui!


Silvia Ghisio 

[foto: gallery Vanityfair 2019]






Siamo già connessi?